L'acqua, una madre accogliente, vita.

Imparare ad accettare i limiti del proprio corpo.

Le funzioni dell’acqua, evidenziate dalla scienza, sono davvero importantissime ed essenziali per il corretto funzionamento dell’organismo.

L'acqua
- fa circolare il sangue e quindi l’ossigeno, trasportando le sostanze nutritive proteggendo i tessuti;
- ha un'azione solvente e lubrificante che le permette di eliminare le scorie dannose per l’organismo evitando che vengano assimilate;
- ha un’azione lubrificante che è essenziale nel processo di digestione delle sostanze ingerite;
- ha un'azione di termoregolazione, ed e’ proprio grazie ad essa che avviene la sudorazione, a volte anche in maniera impercettibile, grazie alla quale vengono eliminate le scorie dannose, ripristinando la giusta temperatura corporea;
- ha una funzione di ammortizzatore per alcuni organi e parti fondamentali del corpo umano quali l’occhio, il cervello, il midollo osseo o l’orecchio che sono ricchi di acqua o contornati da essa, in modo da garantirne protezione ed efficienza.

Ma c'è anche una funzione, nota solo ai veri amanti dell'acqua, estimatori consapevoli dei benefici che regala. Una funzione davvero importante, che ho avuto modo di osservare in me stessa e nei miei allievi, che si manifesta quando siamo immersi, che è quella di comunicare al nostro sistema nervoso il messaggio che è integro, che c'è unione tra le sue singole parti, organi, tessuti, cellule; un messaggio di conforto e dolcezza, unione, proveniente da madre acqua che accoglie, abbraccia, contiene; una vocina che dice: "Va tutto bene"!
E’ una comunicazione sottile, una risonanza silenziosa, che passa dalle cellule dell’acqua fuori, a quelle dell’acqua contenuta nelle cellule del nostro corpo. Talvolta ho osservato che mali cronici, anche importanti, convincono le persone che ne soffrono, a credere che il loro corpo risponda inadeguatamente, che in qualche modo sia limitato, quasi inabile. Queste persone sono infastidite da questi limiti; talvolta si sentono in colpa, talvolta è la paura che fa da padrona in loro. Le terapie stesse senza volerlo di proposito, spesso passano il messaggio al paziente del fatto che il suo corpo non si sta comportando adeguatamente. Ai pazienti viene detto che hanno bisogno di essere diversi. Hanno bisogno di cambiare.
Perciò la terapia in sé attiva una vera e propria dinamica di giudizio verso l’individuo e questo di conseguenza verso il proprio corpo. Così la persona a sua volta inconsapevolmente attiva una dinamica difensiva. Non si sente più in stato di sicurezza. E il corpo reagisce a questo giudizio irrigidendosi ancora di più.
Un corpo dolente è per forza di cose un corpo rigido. Tutti i muscoli del corpo risentono della tensione che controlla il dolore. Loro stessi sono dolenti e contratti. Un corpo dolente è un corpo parlante, che ci vuole comunicare qualcosa.
L'acqua invece silenziosamente comunica con questi corpi qualcosa di diverso; dice loro che sono stati traumatizzati, ma che possono celebrare le risposte del loro corpo, invece di farli sentire colpevoli per il fatto di aver fallito, se i profondi stati fisiologici di cui stanno facendo esperienza, limitano la loro abilità di funzionare nel migliore dei modi, poiché queste risposte, hanno consentito loro di sopravvivere. Le risposte che un corpo da ad un trauma, di qualsiasi natura esso sia, sono risposte adattative. Non esiste infatti una risposta sbagliata. Ma di sicuro esiste una risposta, quella che ci permette di continuare a vivere, anche se con dei deficit.
Il fatto più importante da considerare è che il nostro sistema nervoso sta cercando di fare la cosa più giusta affinché riusciamo a sopravvivere, e dobbiamo rispettare ciò che ha fatto per noi. Quando riusciamo a lasciare andare il giudizio verso il nostro corpo e a rispettare le sue risposte adattative e riusciamo ad accogliere noi stessi in un abbraccio, iniziamo a perdonarci e a perdonare i suoi limiti, smettiamo di avere questa attitudine giudicante, diveniamo più rispettosi di noi stessi;
quest' attitudine contribuisce funzionalmente al processo di guarigione, che presuppone sempre un processo di #perdono. Dentro ogni #per-dono un dono: impariamo ad amare noi stessi insieme ai nostri limiti fisici.
Ed è allora, proprio in quel lasciare andare il giudizio sul nostro corpo, sulla malattia, che il messaggio d'amore che le cellule d'acqua contengono per loro stessa natura, passa alle cellule d'acqua contenute nel nostro corpo. Ed è in questa risonanza che si nasconde la cura, una vera e propria danza d'amore fluido tra cellule d'acqua, la vera terapia che l'acqua ci dona.

Contatto con l'acqua

Una relazione che cura con- tatto

L'epoca in cui viviamo e il periodo di quarantena in cui tutti siamo stati coinvolti, ha portato l'attenzione di molti di noi sul fatto che il nostro modo di vivere è sempre più virtuale. Chi di noi non ha riflettuto sul significato e sulla mancanza del contatto fisico, dell'abbraccio con le persone care e quali conseguenze questi fatti possano avere sulla nostra salute e integrità psichica?

Chi di noi non ha desiderato in questi giorni di clausura forzata causa covid 19, un bel bagno al mare o alle terme o una nuotata in piscina?

La vita è fatta di relazioni: quella con noi stessi, con gli altri, con il mondo, la natura. La relazione è ciò che ci lega all'altro, rappresenta una connessione con l'altro e la natura. Ma la nostra vita e le nostre relazioni, con il mondo e con gli altri sono sempre di più virtuali e mediate dai social media in cui il controllo della realtà passa assolutamente falsato, nella maggior parte dei casi. Perché la relazione vera è fatta di presenza fisica, di contatto fisico, di vicinanza, di emozioni, in cui hanno grandissima importanza la vista, l'olfatto, il senso del tatto, che è molto spesso ignorato e sottovalutato, che per fortuna non possono essere presenti nel mondo virtuale, almeno per ora.

Il tatto, è in realtà il mezzo privilegiato nella prima infanzia per esplorare e conoscere la realtà: è il senso più antico, il primo che rende possibili i rapporti con il mondo esterno. La pelle di cui il nostro corpo è ricoperto, che rappresenta il confine tra noi e il mondo esterno, tra noi e gli altri, veicola informazioni e sensazioni tattili di varia origine e natura, aprendo la strada al fluire dentro di noi delle più svariate emozioni.

Il tatto è anche un senso “attivo”, che implica un’azione sull’altro e che mette in moto una risposta: è dunque un senso che ci pone necessariamente in relazione. Essere toccati può rappresentare un’esperienza gradevole o sgradevole, a seconda di cosa rappresenta per noi. La nostra percezione del mondo è infatti condizionata da una serie di variabili connesse alle nostre esperienze passate, al nostro stato di malessere o benessere presente.

Per l’adulto il contatto fisico è inoltre sinonimo di relazione intima con l’altro: nella cultura odierna non siamo più abituati a questo genere di contatto, così possiamo esserne spaventati e sentirci incapaci di gestirlo.
Non ultimo, toccare significa entrare in relazione non solo con il corpo dell’altro, ma anche con il nostro corpo, che spesso conosciamo troppo poco. Per queste ragioni e tanto di più, molti preferiscono comunicare virtualmente. Perdendo di vista che è proprio la qualità della relazione che abbiamo con noi stessi e gli altri e la natura che determina la qualità del nostro vivere.

Ma cosa succede al nostro corpo quando si immerge in acqua e viene a contatto con essa?

Potremmo compilare un elenco lunghissimo di autori tra questi Bowlby e Winicott che hanno sottolineato come solo un buon contatto epidermico, durante lo sviluppo e la crescita del bambino, possa aiutarlo a diventare un adulto sano ed equilibrato.
Da questo deduciamo che la stimolazione tattile, per la sua ormai dimostrata funzione vitale, è essenziale per la salute fisica e psichica delle persone di ogni età. Il bisogno di contatto fisico e di stimolazioni rimane costante per tutta la vita. Da piccoli è essenziale, in quanto ci permette, tramite il contatto con la madre, di sapere chi siamo, che esistiamo, e di distinguerci via via uno dall'altro, cioè di riconoscerci. Questo bisogno di stimolo e di riconoscimento, a mano a mano che diventiamo adulti trova naturalmente anche altre risposte, oltre al contatto diretto. Diventiamo via via più sofisticati nella ricerca di nuovi canali di comunicazione come lo sguardo, il sorriso, la parola, i riconoscimenti sociali, i ruoli professionali.

La necessità di contatto epidermico resta tuttavia un bisogno costante anche quando si diventa adulti. Resta il momento emotivamente più carico di ricordi ancestrali e di gratificazioni. E' sempre il punto di partenza per la nostra individuazione come persone. Per questa ragione amiamo particolarmente immergerci in acqua. E' un contatto che risveglia la memoria cellulare del nostro corpo, che procura un profondo senso di benessere nella maggior parte di noi.

Per capire veramente la forza terapeutica dell'acqua, non bisogna fermarsi a valutare semplicemente gli effetti immediati fisici e meccanici sul corpo. Sappiamo che stimola i riflessi nervosi, migliora la circolazione sanguigna e linfatica, tonifica e rilassa i muscoli, scarica la colonna vertebrale, riequilibra il corpo sui vari livelli.

Questi sono aspetti certamente importanti e salutari, ma perché l'acqua può lenire il dolore e allo stesso tempo talvolta far comparire paure, angosce, ansie?

Perché ci sono persone che amano l'acqua e altre invece hanno fobia?

Quando questo succede chiediamoci come è avvenuta la nostra nascita. Come ha vissuto la gravidanza nostra madre, quali sono state le sue emozioni, come è stata la sua vita in quel periodo? Come è stata la nostra nascita? Abbiamo vissuto un'esperienza traumatica in acqua da bambini? Che tipo di relazione abbiamo o abbiamo avuto con nostra madre?

L'acqua attraverso il contatto, penetrante e avvolgente, con la nostra pelle, che ha memorizzato il caldo e affettuoso abbraccio dell'utero nell'ultimo mese di gravidanza, scatena nel nostro inconscio il ricordo della vita prenatale, mai dimenticato dalla pelle del bambino che è dentro ogni adulto, dopo la traumatica separazione dalla madre, avvenuta alla nascita.
Il bambino prima e l'adulto poi, sentiranno per tutta la vita il bisogno di ritornare a rivivere, almeno simbolicamente, i giorni felici della vita intrauterina, dove tutto funzionava senza sforzo e in modo armonioso.

Il contatto con l'acqua può rivelarci molto di noi stessi e della relazione con gli altri e aiutarci a far riemergere memorie antiche, che ci parlano di questo rapporto. Se accade possiamo accogliere questa consapevolezza, ciò che è stato e lasciare andare all'acqua quelle emozioni. Questo sarà l'inizio di un nuovo rapporto con l'acqua, un'opportunità per mettere nuove basi dell'apprendimento e dell'acquaticità e una nuova relazione di fiducia con l'acqua, che avrà poi di sicuro un riscontro nella vita di relazione della persona.

Ogni volta che ci immergiamo in acqua quello che succede è che rinnoviamo quel ricordo, quel senso di unione, profondamente nutriente, marchiato nelle nostre cellule, un imprinting naturale, che è la chiave per stare in salute, per creare armonia nella nostra vita e che ci lega alla vita stessa.
In tutto questo l'acqua è una vera maestra!
Grazie infinite Madre acqua!